martedì 24 febbraio 2009

Luigi Giussani


Quello sguardo è ancora presente
Antonio Socci
lunedì 23 febbraio 2009

Spesso ai miei figli ho desiderato parlare degli occhi di don Giussani. Del suo sguardo. Perché gli amici di Gesù finiscono per somigliargli, per avere lo stesso cuore e lo stesso sguardo. Noi abbiamo potuto accorgercene. La nostra generazione ha avuto questa sfacciata fortuna. Questa Grazia. Noi che abbiamo potuto ascoltare don Giussani, conoscerlo, parlarci. Guardarlo parlare. Noi che ci siamo sentiti guardare, uno per uno, ognuno – anche fra altri diecimila – in una maniera esclusiva, che abbracciava la mia anima, la tua anima. Con una stima indomabile in noi che stava insieme a una infinita misericordia. Il suo sguardo diceva a ciascuno di noi: “io sono con te!”. Era veramente con me, più di me stesso. Mi avrebbe difeso contro il mondo intero. Anzi, mi ha difeso contro il mondo intero. Ha scommesso su di me anche dopo mille miei errori. Mi ha abbracciato dopo mille cadute. (E come lui anche i suoi figli, i miei fratelli, lo fanno). Questo è quello che si percepiva. E che abbiamo visto con i nostri occhi. E che continua ad accadere.

E pensando al suo sguardo e al suo volto mi viene in mente quando raccontava certi episodi del Vangelo. Li avevi letti tante volte, li avevi sentiti una miriade di volte, ma con lui succedeva una cosa strana: li faceva accadere. Lì, davanti ai tuoi occhi. Ti sembrava di vederli, ti sembrava di sentirli per la prima volta. Ti sembrava che lui li avesse visti. Che lui ci fosse quel giorno con Gesù.

Viene in mente, pensando a don Giussani, ciò che Hauviette – nel “Mistero della carità” di Péguy – diceva a Giovanna d’Arco: «Tu vedi. Tu vedi. Quello che sappiamo, noi altri, tu lo vedi. Quello che c’insegnano, a noi altri, tu lo vedi. Il catechismo, tutto il catechismo, e la chiesa, e la messa, tu non lo sai, tu lo vedi, e la tua preghiera non la dici, non la dici soltanto, tu la vedi. Per te non ci sono settimane. E non ci sono giorni. Non ci sono giorni nella settimana; e non ore nella giornata. Tutte le ore per te suonano come la campana dell’Angelus. Tutti i giorni sono domeniche e più che domeniche e le domeniche più che domeniche».

La generazione dei nostri figli non ha visto lo sguardo che ha incantato e fatto fiorire la nostra giovinezza. Io mi sono sentito dire: “beati voi”. E’ vero. Beati.

Anche la Giovanna d’Arco di Péguy, pensando a coloro che poterono vedere Gesù, dice così: «Felici coloro che bevevano lo sguardo dei tuoi occhi». E dice ancora: «Voi avete visto il colore dei suoi occhi; avete udito il suono delle sue parole. Voi avete udito il suono stesso della sua voce. Come dei fratelli minori vi siete rifugiati nel calore, nel tepore del suo sguardo. Vi siete riparati, vi siete messi al coperto al riparo della bontà del suo sguardo. Di voi stessi ebbe pietà davanti a quella folla. Gesù, Gesù, ci sarai mai così presente».

“Egli è qui”, così Madre Garvaise risponde a questo grido di Giovanna. E anche attraverso il volto dei santi Gesù raggiunge ogni generazione. Nei secoli. Attraverso lo sguardo, il volto, la voce di don Giussani ci ha raggiunto lo sguardo, il volto, la voce di Gesù. E si vive per questo. Per vedere ogni giorno, di nuovo, il suo sguardo che “ebbe pietà di noi”. Per risentirlo parlare e accadere. Oggi proprio come allora. Come don Gius ripeteva sempre, con le parole di Moelher: «Io credo che non potrei più vivere se non lo sentissi più parlare».

Ma “Egli è qui”.

lunedì 9 febbraio 2009

Eluana Englaro - lettera aperta di Pietro Crisafulli, fratello di Salvatore, "risvegliatosi" dallo stato vegetativo.

E' importante che le persone anche quelle più semplici sappiano come stanno effettivamente le cose.
Questo articolo viene dal sito di TGCOM.
"Eluana non voleva morire"
Lettera aperta di Pietro Crisafulli 4/2/09
La redazione di Tgcom ha ricevuto questa lettera da Pietro Crisafulli (fratello di Salvatore che nel 2005 si risvegliò dopo due anni di stato vegetativo nel quale era caduto dopo un grave incidente stradale) e ha deciso di pubblicarla integralmente:
"Le bugie del padre Beppino"
In questi giorni di passione e sofferenza, nei quali stiamo seguendo con trepidazione il "viaggio della morte" di Eluana Englaro, non posso restare in silenzio di fronte a un evento così drammatico.Era il maggio del 2005 quando per la prima volta ho conosciuto Beppino Englaro. Eravamo entrambi invitati alla trasmissione "Porta a Porta". Da quel giorno siamo rimasti in contatto ed amici, ci siamo scambiati anche i numeri di telefono, per sentirci, parlare, condividere opinioni. Nel marzo del 2006 andai in Lombardia, a casa di Englaro, in compagnia di un conoscente (...).Dopo l'appello a Welby da parte di Salvatore, Beppino capì che noi eravamo per la vita. Da quel momento le strade si divisero.All'epoca anch'io ero favorevole all'eutanasia. Facemmo anche diverse foto insieme, e visitai la città di Lecco. Nella circostanza Beppino Englaro mi fece diverse confidenze, tra le quali che i rappresentanti nazionali del Partito Radicali erano suoi amici. Ma soprattutto, mentre eravamo a cena in un ristorante, in una piazza di Lecco, ammise una triste e drammatica verità.
Beppino Englaro si confidò a tal punto da confessarmi, in presenza di altre persone, che 'non era vero niente che sua figlia avrebbe detto che, nel caso si fosse ridotta un vegetale, avrebbe voluto morire'. In effetti, Beppino, nella sua lunga confessione mi disse che alla fine, si era inventato tutto perché non ce la faceva più a vederla ridotta in quelle condizioni. Che non era più in grado di sopportare la sofferenza e che in tutti questi anni non aveva mai visto miglioramenti. Entro' anche nel dettaglio spiegandomi che i danni celebrali erano gravissimi e che l'unica soluzione ERA FARLA MORIRE e che proprio per il suo caso, voleva combattere fino in fondo in modo che fosse fatta una legge, proprio inerente al testamento biologico.In quella circostanza anch'io ero favorevole all'eutanasia e gli risposi che l'unica soluzione poteva essere quella di portarla all'estero per farla morire, in Italia era impossibile in quanto avevamo il Vaticano che si opponeva fermamente.Ma lui sembrava deciso, ostinato e insisteva per arrivare alla soluzione del testamento biologico, perché era convinto che con l'aiuto del partito dei Radicali ce l'avrebbe fatta. (...)Questa è pura verita'. Tutta la verita'. Sono fatti reali che ho tenuto nascosto tutti questi anni nei quali comunque io e i miei familiari, vivendo giorno dopo giorno accanto a Salvatore, abbiamo fatto un percorso interiore e spirituale. Anni in cui abbiamo perso la voce a combattere, insieme a Salvatore, a cercare di dare una speranza a chi invece vuol vivere, vuol sperare e ha diritto a un'assistenza e cure adeguate. E non ci siamo mai fermati nonostante le immense difficoltà e momenti nei quali si perde tutto, anche le speranze.E non ho mai reso pubbliche queste confidenze, anche perché dopo aver scritto personalmente a Beppino Englaro, a nome di tutta la mia famiglia, per chiedere in ginocchio di non far morire Eluana, di concedere a lei la grazia, fermare questa sua battaglia per la morte, pensavo che si fermasse, pensavo che la sua coscienza gli facesse cambiare idea. Ma invece no. Lui era troppo interessato a quella legge, a quell'epilogo drammatico. La conferma arriva, quando invece di rispondermi Beppino Englaro, rispose il Radicale Marco Cappato, offendendo il Cardinale Barragan, ma in particolare tutta la mia famiglia. Troverete tutto nel sito internet www.salvatorecrisafulli.itNoi tutti siamo senza parole e crediamo che il caso di Eluana Englaro sia l'inizio di un periodo disastroso per chi come noi, ogni giorno, combatte per la vita, per la speranza. Per poter smuovere lo stato positivamente in modo che si attivi concretamente per far vivere l'individuo, non per ucciderlo.Vorrei anche precisare che dopo quegli incontri e totalmente dal Giugno del 2006, fino a oggi, io e Beppino Englaro non ci siamo più sentiti nemmeno per telefono, nonostante ci siamo incontrati varie volte in altri programmi televisivi"
Pietro Crisafulli

Eluana Englaro - La migliore amica: "Mai sentito Eluana dire che avrebbe voluto morire".

«Eluana non mi ha mai detto che avrebbe voluto morire» La migliore amica del liceo: «Sono stata in classe con lei per 5 anni e non l’ho mai sentita dire nulla del genere»di Anna Savini - da IlGiornale.it del 05.02.2009Lecco - Due occhi bassi e un paio di braccia allargate. Per 17 anni, chiedere di Eluana ai suoi amici ha significato avere queste riposte. Perché c’era l’imbarazzo di ragazzi che avevano solo 20 anni e di colpo si trovavano a pensare alla morte, al coma, all’eutanasia. Una ragazza della compagnia in meno, ma senza una tomba su cui ricordarla. Una ragazza bellissima, piena di vita, regina delle feste immobilizzata in un letto d’ospedale. Un’amica persa per strada, eppure ancora lì. Troppo spenta per vivere insieme a lei, troppo viva per pensarla morta. Pian piano hanno iniziato a parlarne di meno. Sono cresciuti, si sono laureati, qualcuno si è sposato, altri hanno avuto figli. E tutto mentre Eluana restava sempre nella stessa situazione e il padre implorava il mondo di poterla liberare. Due occhi bassi e un paio di braccia allargate, la risposta fino alla sentenza finale.Ora è diverso. «Ora è come tornare indietro a 17 anni fa, a quel giorno in cui ho perso la mia migliore amica», dice Laura Portaluppi. Per loro l’ultimo giorno di vita di Eluana è stato il 18 gennaio del 1992, quando la ragazza allora ventenne andò a schiantarsi con la Bmw. In quel momento esplose il dolore dei suoi amici, oggi la ferita di riapre: «Per me è un giorno nero, perché inizierà un cammino che porterà Eluana ancora alla morte» dice Laura. Nicola Brenna riesce a comprendere il dolore del padre e lo rispetta, per questo non vuole pronunciarsi: «Se quello che sta accadendo è giusto o non è giusto lo lascio dire agli altri, alle persone che non sono coinvolte. Per me questa è una tragedia umana, una tragedia anche per Beppino. In questo momento penso anche a lui. A me rimane solo il dolore personale».Loro non si ricordano se Eluana avesse detto qualcosa come: «Piuttosto che restare così, preferisco morire». «Io non l’ho mai sentita parlare di vita o di morte – dice Laura Magistris -. Non mi è mai capitato di sentirle dire che se fosse rimasta paralizzata o in stato vegetativo, avrebbe preferito morire. Sono stata in classe con lei per cinque anni al Liceo linguistico Maria Ausiliatrice di Lecco e non l’ho mai sentita fare discorsi di questo genere. Non ricordo una sua posizione così ferma e decisa su questi argomenti. Che in ogni caso non erano al centro dei pensieri di noi ragazze».Eluana è diventata un simbolo dopo l’incidente, è diventata uno spunto di discussione quando il coma le ha levato la coscienza e la parola. Prima era una ragazza come tutti gli altri che pensava solo a studiare e a divertirsi. Nel decreto del tribunale che autorizza a sospendere la nutrizione e l’idratazione, c’è un passaggio in cui si parla di Rosanna Benzi, la donna genovese, vissuta per 29 anni in un polmone d’acciaio e morta nel 1991. Secondo le amiche di Eluana sentite dai giudici, lei si sarebbe espressa dicendo di preferire la morte a una condizione del genere. Questo passaggio la Magistris non se lo ricorda. «Ci ho pensato, me la sarei ricordata. È normale che magari, di passaggio, uno a vent’anni dica: io così non vorrei mai stare. Ma, appunto, se l’ha detto – e io non lo ricordo – l’ha detto solo in questo senso». L’episodio è stato smentito anche da suor Rina Gatti, docente di lettere al liceo di Eluana: «Né lei né le altre ragazze dissero una cosa del genere». Eluana era la vita, il sole, la vitalità. Di quello parlava, così viveva. Inseguiva la felicità. Ora che sta per morire per davvero, i suoi amici pensano solo a quello, al dolore. E finiscono con un nodo alla gola come suor Albina che guarda il letto vuoto alla casa di cura Beato Talamoni e dice: «Eluana, non aver paura per quello che ti stanno per fare, ci ritroveremo».

PADRE DI TERRI SCHIAVO A BEPPINO: E' MORTE DOLOROSA

lunedì 9 febbraio 2009
Pubblichiamo in esclusiva la lettera aperta che Bob Schindler senior, padre di Terri Schindler Schiavo, ha indirizzato attraverso ilsussidiario.net a Beppino Englaro, il padre di Eluana


Caro Signor Englaro,

Mi presento: sono Bob Schindler, il padre di Terri (Schindler) Schiavo.

Malgrado noi veniamo da due continenti diversi con differenti culture, abbiamo molte cose in comune. Entrambi siamo padri ed entrambi abbiamo avuto dallo stesso Dio il dono dei figli. Nel mio caso tre. La nascita di Sua figlia e di mia figlia Terri non sono solo accadute, sono state un atto di Dio. Mi ricordo di quando mia figlia Terri era bambina e di come ero orgoglioso dei commenti della gente su quanto fosse carina. Fui altrettanto orgoglioso quando fece i primi passi e disse le sue prime parole. Lo stesso orgoglio mi ha accompagnato per tutta la sua adolescenza fino a quando è diventata una persona adulta. Entrambi abbiamo una figlia che ha sofferto gravi danni cerebrali e io so molto bene quali profondi effetti questo può causare alla persona colpita e alla sua famiglia. Entrambi abbiamo fatto esperienza della stessa disgrazia e dello stesso dolore. Tuttavia, vi è una differenza. Sua figlia è ancora viva, la mia non più. Lei ha ancora il controllo sul futuro di Eluana, io non ho potuto far nulla per Terri. Quando mia figlia Terri subì il trauma cerebrale, le promisi che le avrei fatto avere le cure appropriate. Ho fallito. Ho combattuto senza successo i tribunali e suo marito per poter intervenire nel suo trattamento e riportarla a casa. Ciò non è accaduto e oggi io sono afflitto per il mio fallimento, perché ha portato alla sua morte. La mia famiglia e io siamo addolorati per la perdita di Terri e io in particolare lo sono per il modo in cui lei è stata messa a morte. È morta per fame e sete. Questo tipo di morte è crudele e barbarico. I sostenitori dell’eutanasia Le diranno che far morire di fame e di sete una persona con danni cerebrali non causa dolore. Sono stato testimone di questo tipo di esecuzione e posso dire che è falso. È di gran lunga la morte più dolorosa che un essere umano possa sperimentare. Questa è la ragione per cui accade sempre nella più stretta riservatezza, al riparo di testimoni e cineprese. Se Lei ha intenzione di fare questo a Sua figlia, Le consiglio di prepararsi a come soffrirà. Verrà ridotta a pelle e ossa. Gli occhi usciranno dalle orbite. I suoi denti diventeranno sporgenti in un modo abnorme e i suoi zigomi si ingrandiranno. Non c’è bisogno che Le dica altro, sua figlia soffrirà in un modo incredibile. Mia figlia sembrava un detenuto di quelli che si vedono nei documentari sui campi di sterminio nazisti. Negli ultimissimi giorni della sua vita, quando chiesi che i media potessero essere testimoni della sua morte, mi fu negato. Non voglio che nessun altro muoia in questo modo. Dio ha dato a Lei e a me la responsabilità di insegnare principi morali ai nostri figli e di tenerli fuori dalla cattiva strada. Far morire di fame e di sete Sua figlia è lontano da ciò che Dio desidera.

Bob Schindler Sr

Dove è finita la passione per l'umano

In questi giorni sono molto amareggiato per tutto quello che sta accadendo alla povera Eluana, che dubito abbia mai pensato di morire in questo modo barbaro. La mia testa è confusa, vorrei fare tante cose, ma dopo mille ragionamenti mi trovo sempre al punto di partenza, impotente o quasi di fronte a quello che i potenti della terra decidono. Il mio è un giudizio da cristiano cattolico, ma non bisogna essere tali per difendere il diritto alla vita delle persone, basta avere un cuore desto, la vita è degna di essere vissuta in qualsiasi forma il buon Dio ha deciso di darcela. Ho un amico nelle stesse condizioni di Eluana e ogni volta che vado a trovarlo, mi sento disarmato di fronte a la sua fede, la sua forza d’animo e di volontà. Tanti danno dei giudizi su questa storia con una tale leggerezza che fa quasi paura e io mi chiedo, dove è finita la passione per l’umano che hanno tutti gli uomini. Non diciamo che questi sono discorsi da cattolici e che comunque gli altri sono liberi di pensarla come vogliono perché queste persone sono dei “vegetali”, affermare questo vuol dire avere i para occhi e il cuore totalmente chiuso. Sono rattristato perché chi può fare qualcosa in questa vicenda se ne sta lavando le mani e mi viene in mente che la storia di Gesù non è poi così lontana dai nostri giorni. Oggi lo scopo di tanta gente è eliminare tutto ciò che ci fa soffrire e che ci è scomodo e invece la sofferenza è parte integrante della nostra vita, così ci stiamo creando un mondo irreale dove tutto deve rigare dritto e andare secondo i nostri piani, stiamo facendo i conti, senza Colui che ci ha creato e che ha in mente un destino buono per tutti noi. Dio è un padre misericordioso di cui bisogna fidarsi perché sa dare gioie e dolori a ciascuno al momento giusto.Io continuo a pregare affinché si fermi questa follia e che in seguito ce ne siano altre. Spero che nessuno si senta offeso da queste poche righe che non sono nient’altro che la voce della mia coscienza, anzi mi auguro che servano alla conversione di qualche anima. Il bello del cristianesimo è proprio questo, nel momento del bisogno, siamo come una grande famiglia e allora ci stringiamo nella preghiera tutti intorno ad Eluana e l’accompagniamo nel suo viaggio, qualsiasi esso sia.
Ciccio